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I benefici psicofisici della danza del ventre

Dal sito benessere.com

A cura della Dott.ssa Monica Monaco

Premessa

Esistono numerosi benefici per il corpo e per la mente che vengono abitualmente associati all’esercizio di quest’antica arte, definita anche Danza Orientale, chiamata Raks Sharki in lingua originale e Belly Dance in inglese.

A livello fisico si verifica un miglioramento della circolazione sanguigna, del transito intestinale, dei dolori mestruali e di quelli della colonna vertebrale, sia a livello lombare che cervicale, mentre a livello psicologico i vantaggi ottenibili sono stati spesso indicati in termini di rilascio delle tensioni, di acquisizione di una maggiore consapevolezza corporea, di un senso di rinascita e di riscoperta della femminilità.

Si tratta di risultati che possono ricondurre la danza del ventre nell’ambito delle tecniche della fisiodanzaterapia, cioè un intervento che mira alla riabilitazione fisio-motoria attraverso specifiche tecniche di danza. Questa disciplina infatti possiede potenzialità di cura che, se attivate e gestite da professionisti adeguatamente formati e competenti, può essere rivolta alla prevenzione e al recupero di disturbi psicopatologici, attraverso la danza individuale, di coppia o di gruppo.
A questo punto si potrebbe cominciare a dubitare che si stia parlando della stessa danza del ventre che si crede di conoscere, poiché l’immaginario occidentale è ricco di danzatrici del ventre che si esibiscono per gli uomini, sottolineando più l’esperienza relazionale-sensuale legata a questa danza.E’ dunque utile fare un passo indietro e tornare alle origini della danza orientale per comprenderne il suo significato antico che è strettamente connesso alle sue valenze terapeutiche psicofisiche e che consente di rileggere una simile esperienza nelle sue possibilità personali-terapeutiche per chi la compie, che tuttavia non escludono né la relazione, né la sensualità.

E’ una sorpresa per molti scoprire che la danza orientale non nasce per essere uno spettacolo che allieta gli uomini, bensì come una danza delle donne per le donne che si ricollega ad antichi culti religiosi legati alla madre terra che propiziavano e celebravano la fertilità nelle antiche società matriarcali della Mesopotamia. Si narra che essa venisse danzata in cerchio intorno alla partoriente dalle altre donne che, in questo modo, partecipavano simbolicamente alla messa alla luce del nascituro, o ancora che fosse utilizzata durante le festività agricole per propiziare un buon raccolto.
La sua natura veniva associata dunque ad una femminilità-fertilità e non vissuta esclusivamente come sensualità.

Questi riferimenti storici rappresentano una premessa necessaria prima di incominciare l’approfondimento dei diversi aspetti che permettono di leggere le potenzialità benefiche di una danza che può rappresentare una forma di sintesi dei contributi della musicoterapia, della danzamovimentoterapia e della psicologia dello sport.

Aspetti terapeutici nella danza orientale

Partendo dall’idea che un’esperienza di confronto con la danza orientale è un vissuto prima di tutto personale, si possono meglio comprendere quali sono le caratteristiche che contribuiscono a farne un momento dalle possibilità terapeutiche.

E’ uno dei primi elementi che, accompagnando gli incontri di danza del ventre, amplifica le potenzialità terapeutiche di quest’ultima, essendo di per se stessa un elemento benefico e curativo.
Essa infatti possiede alcune peculiarità, da lungo tempo studiate nell’ambito della musicoterapia, che hanno specifiche influenze fisiche e psichiche globalmente definite effetto di rilassamento.
Il cuore della musica orientale batte ritmi distensivi, pacificanti e tranquilli ma, allo stesso tempo, rallegranti i quali attivano facilmente una risonanza sui nostri ritmi fisiologici che tendono ad entrare in sintonia con essi.
Ne conseguono emozioni positive e sentimenti salutari come serenità, gioia, senso di fiducia nelle proprie abilità e intimità con se stessi, che dipingono di nuova luce persino i volti delle esordienti che decidono di sperimentare le prime lezioni di danza orientale. Forse sono proprio espressioni come queste che, catturate sui volti delle danzatrici orientali, hanno generato nuove denominazioni di questa disciplina nota anche come danza della felicità.
Il rilassamento è agevolato anche dalla monostrumentalità dominante in queste musiche flautate e piene di suoni ritmati, vibrati e profondi, prodotti da strumenti a corda, a percussione o aerofoni, lontani dagli interessi e dalle consuetudini musicali occidentali ormai piene di chitarre elettriche e suoni ottenuti da sintetizzatori.
Inoltre diversi studi neuropsicologici, compiuti grazie all’ausilio di moderne tecniche di bioimmagine, hanno evidenziato come in tali melodie le combinazioni sonore inarticolate e talvolta ripetitive stimolano la creatività dell’inconscio attraverso l’attivazione di diverse aree dell’emisfero cerebrale destro, deputato alle attività immaginative.La musica orientale è quindi, nella danza del ventre, il primo passo verso il recupero di aspetti spesso sovrastati dalle richieste logiche e razionali che la vita attuale ci rivolge costantemente.

Attraverso la musica e la danza orientale, la creatività ritrova un suo spazio dove la ragione si concilia con la passione. Questo aspetto benefico, legato ad una vera e propria forma di espressività artistica, è stato il motivo per cui una la danza del ventre è stata anche definita danza della poesia.

E’ così che sui suggestivi ritmi dell’Egitto, della Turchia o del Libano, il corpo può diventare mezzo per disegnare e imitare le forme più svariate (cerchi, otto, onde, cammelli, gabbiani…) su cui si concentra, quasi in modo ipnotico, l’attenzione di chi le esegue, con il risultato che pensieri e preoccupazioni vengono abbandonate, almeno per un po’…

In proposito, un’accanita fumatrice raccontava di non essere mai riuscita a distrarsi dal bisogno della sigaretta come le accadeva durante gli incontri di danza orientale!
Il ritmo della musica cattura il corpo delle danzatrici trasformandolo in un vero e proprio strumento musicale. Le cinture di chiffon ricche di medaglie allacciate in vita ed i sonagli che abbelliscono il corpo delle ballerine permettono, attraverso movimenti caratteristici che coinvolgono singolarmente busto, fianchi e braccia, di partecipare alla costruzione e alla ricostruzione della melodia in una coreografia che lascia ampio spazio all’improvvisazione. Oltre al movimento di singole parti del corpo infatti, un altro principio su cui si fonda la danza del ventre è quello della libertà di manifestare quello che si prova (dolcezza, gioia, sensualità, malinconia, rabbia…) attraverso la combinazione e le varianti dei passi-base.
Ciò può divenire un importante momento psicologico di catarsi in cui le emozioni abitualmente trattenute vengono espresse grazie ad un processo di sublimazione che opera una loro trasformazione in forme la cui manifestazione è personalmente e socialmente accettabile.L’espressione simbolica di sé trova in tal modo diverse strade che si intrecciano e, attraverso i processi creativi, acquista il sapore del gioco e della fantasia. Ne è un esempio il far tintinnare i sonagli sul proprio corpo che consente di conoscersi meglio aumentando la propria consapevolezza fisica attraverso un’esperienza sensoriale che ricorda la passione infantile per gli oggetti sonori che guidano alla scoperta del mondo.

Attraverso i movimenti coreografici e incantatori delle braccia che accompagnano i passi egiziani, tunisini, si scoprono allegramente le risorse e le potenzialità espressive del movimento di un corpo che spesso, nelle nostre civiltà, è vissuto esclusivamente all’insegna del bello e statuario. In questo modo, nel flusso sempre più morbido del movimento (fino ad ondeggiare come in un liquido!), trovano spazio le emozioni.La riscoperta del linguaggio del movimento consente di immaginare facilmente i vantaggi psicologici della danza orientale che, in tutti quei casi in cui il corpo è vissuto come un problema (ad es. dismorfofobie, disturbi alimentari, esiti di abusi sessuali…) può, pur senza sostituire ed escludere un opportuno trattamento psicoterapeutico ed eventualmente medico, aiutare a far pace con il proprio corpo e ad accettare la propria femminilità.
Il gioco con il velo tipico della danza orientale, denominata per questo dei sette veli, consente un’esperienza che in danzaterapia viene creata con l’utilizzo di stoffe di raso o di velluto allo scopo di far risperimentare la sensorialità, facendo rivivere il piacere delle carezze attraverso il contatto con i tessuti utilizzati e riattivando l’esperienza avvolgente di contenimento che permette di sperimentare quasi una seconda pelle.Lo spazio personale in questa danza non conosce limiti di sperimentazione se non quelli della condivisione, come spesso avviene, del cerchio che rappresenta il contesto in cui frequentemente si svolgono le lezioni di danza orientale.

Il contesto in cui si danza spesso, ma non sempre, è quello del gruppo di sole donne ed anche ciò può rappresentare una risorsa terapeutica fondamentale.
Danzare da sole e danzare tra donne sono due esperienze molto diverse.
La forte coesione che si può sviluppare anche in gruppi corporei come quelli di danza orientale spesso si manifesta mediante la creazione di un simbolo del gruppo che può essere costituito ad esempio da un nome, da un rituale, da un saluto, da un applauso finale, ecc…
La disposizione in una forma circolare che unisce senza un inizio e senza una fine, consente di celebrare un femminile positivo, che può aiutare a superare il rifiuto totale o parziale del proprio genere sessuale, presente talvolta in alcuni momenti evolutivi o in alcune difficoltà psicologiche.
Il gruppo di danzatrici del ventre inoltre permette un naturale confronto sul femminile , senza dovere esprimere verbalmente l’argomento, offrendo un’ area protetta dove alcuni aspetti quotidianamente non svelati o non vissuti possono essere sperimentati, condivisi e rispecchiati reciprocamente.
Ciò assume un valore fondamentale soprattutto in momenti critici dell’evoluzione del sé femminile, quali la pubertà e l’adolescenza, ricchi di trasformazioni corporee (la comparsa del seno o l’arrotondamento dei fianchi) che possono così essere esplorate, elaborate e accettate con più facilità.
Un intervento evolutivo attraverso la danza del ventre la riconduce nell’ambito delle cosiddette danze educative che possono sviluppare autoriflessioni che concorrono alla formazione della personalità e dell’identità.
Un altro momento del ciclo di vita in cui il gruppo di danza del ventre può diventare un gruppo importante psicologicamente è quello della gravi-danza; in tale momento esso infatti si presta per la condivisione di un altro aspetto peculiare della femminilità: la generatività. Attraverso la sperimentazione di movimenti morbidi, lenti e dolci, le future mamme entrano in contatto con i propri figli cominciando a cullarli con i loro movimenti che, allo stesso tempo, rendono più elastici alcuni muscoli coinvolti nel parto.
In questo modo si possono consolidare le basi della relazione madre-bambino e, allo stesso tempo, la danza del ventre può essere cominciata a pensare dalle gestanti come una risorsa per rimettersi in forma allegramente dopo il lieto evento. Questo può tornare utile per affrontare le difficoltà che possono nascere nel rapporto con il proprio corpo cambiato dalla gestazione, contribuendo a prevenire uno degli aspetti cognitivi che sembra contraddistinguere l’autopercezione corporea nella depressione post-partum.
La presenza del maschile (non sono rari i bravissimi insegnanti e ballerini di danza orientale!) può rappresentare un livello intermedio nel passaggio dall’espressione delle parti di Sé riscoperte solo tra donne, alla loro manifestazione in un contesto più reale che è per sua natura misto.

Precisazioni

I benefici fino ad adesso chiamati in causa in relazione all’esercizio della danza del ventre potrebbero farla sembrare quasi una danza magica. Per questa ragione sono opportune alcune precisazioni conclusive da parte di chi crede negli interventi terapeutici seri e metodici:

  • cambiamenti terapeutici sono potenzialità della danza del ventre le cui manifestazioni e la cui intensità dipendono dalla disponibilità a mettersi in gioco e dalla costanza delle partecipanti, nonché dalla competenza del conduttore. Ciò significa che non tutte le lezioni di danza orientale possono avere tutte le valenze terapeutiche descritte. Conseguentemente la conduzione di incontri con obiettivi danzaterapeutici va affidata a professionisti adeguatamente formati o danzatori e danzatrici affiancati da esperti in danzaterapia.
  • L’esperienza della danza orientale , anche nella sua forma terapeutica più completa rappresentata dalla danzaterapia, non esclude la necessità di altre forme di intervento nel trattamento del disagio psicologico.
  • Il gruppo di danza , pur non nascendo come gruppo terapeutico, può fornire contributi positivi alla vita psicofisica delle sue componenti.
  • Prima di iscriversi ad un corso di danza del ventre è sempre utile sentire il parere del medico di fiducia e, in particolare in gravidanza, sottoporsi alla consulenza ginecologica in itinere.

Un sentito ringraziamento a Jamila, istruttrice di danza orientale e danzatrice del ventre (foto), guida magistrale tra le emozioni della danza orientale Monica Monaco

BIBLIOGRAFIA

Il presente articolo rappresenta una rilettura della danza orientale in termini di applicabilità nella danzaterapia. La letteratura sull’argomento è quasi inesistente; conseguentemente vengono riportati alcuni riferimenti che possono consentire l’approfondimento di diversi aspetti discussi:

  • AA.VV., Appunti e opuscoli degli incontri sulla danzamovimentoterapia.
  • Artusio F., 1987, Musicoterapia Orientale , Editrice Vita, Perugina.
  • Baldaro Verde J. (1987) Donna Maschere e Ombre, ontogenesi dell’identità femminile , Raffaello Cortina Editore, Milano.
  • Cantarella G. (2001) Gruppi terapeutici femminili . In:Vanda D.(a cura di) Il sogno del femminile. Percorsi di trasformazione attraverso i gruppi . Franco Angeli, Milano.
  • Hall Z.M. (1992) Group Therapy for Women Survivors of childhood sexual abuse. Group analisis , volume 25, n.4.
  • Panepucci A. (1995) (a cura di), Psicoanalisi e identità di genere , Laterza. BENEFICI PSICOFISICI DELLA DANZA DEL VENTRE
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La danza del bastone: Saidi Tahtib o Raqs el Assaya

Tra gli stili della danza orientale che vengono dal folclore egiziano, il Saidi è forse il più famoso di tutti. Saidi significa “del Sa’id”, cioè di quella regione dell’Alto Egitto che si sviluppa intorno a città come Edfu o Luxor, lungo l’alto corso del Nilo. Saidi è il nome di un ritmo musicale ma anche della danza che si è sviluppata su questo ritmo, una danza che ha origini antichissime, come testimoniano alcuni geroglifici risalenti almeno al 2000 a.C.

tahtib history La danza orientale

Tahtib History

Nelle piramidi sono state rinvenute raffigurazioni di un’antica arte marziale che gli uomini praticavano con lunghi bastoni: da quest’arte, da questa forma di combattimento si è sviluppata nei secoli una danza, che nella sua versione maschile ha preso il nome di tahtib, dal bastone di bambù che si utilizza per danzare.
Le regole della parte “marziale” del tahtib sono simili a quelle di vari altri combattimenti: il bastone non deve colpire ma solo sfiorare l’avversario; trattandosi di una danza, però, l’energia si scarica soprattutto verso il terreno, dando impulso a dei salti che sono la caratteristica principale di questo stile. Il bastone spesso viene roteato in aria e poi battuto energicamente a terra, segnando così anche il ritmo della musica.

La danza del ventre, come si è sviluppata nei cabaret all’inizio del Novecento e come è stata poi codificata per il palcoscenico dal maestro Reda e da altri coreografi, ha preso a prestito la danza con il bastone dal repertorio folcloristico e l’ha riadattata alle sue esigenze.
La versione femminile (ma anche quella in cui uomini e donne danzano assieme) si chiama Raqs el Assaya, ossia “danza del bastone”. Le donne danzano con il bastone dimostrando come potenza e femminilità possano andare d’accordo, abbinando cioè movimenti energici prettamente “marziali”, come i salti, ad altri più sinuosi e tipicamente femminili, come gli otto e i cerchi con il bacino: un po’ come avviene anche nella danza con la spada. Oppure, una donna può danzare Raqs el Assaya “scimiottando” la danza maschile, quasi per prendersi gioco di un certo concetto di virilità e aggressività: e allora la danza con il bastone diventa particolarmente civettuola, ironica, divertita e divertente.

L’abbigliamento nello stile Saidi è caratterizzato dalla tunica galabeya: gli uomini la indossano sopra ampi pantaloni, mentre le donne ne indossano una più attillata, che mette in evidenza i fianchi e l’addome, e lascia le gambe libere di uscire dagli spacchi laterali. Sui fianchi le donne indossano sempre una cinta che ne evidenzi i movimenti e in testa un foulard, da cui escono grandi orecchini d’oro circolari, mentre gli uomini in testa portano un turbante.
Anche il bastone può variare: quello maschile è sempre una canna di bambù piuttosto spessa, mentre le donne possono usare o una semplice canna, se intendono interpretare uno stile più marziale, oppure, nelle versioni più civettuole di questa danza, possono scegliere un bastone ad uncino che spesso viene colorato e decorato con paillettes e strass per intonarsi alla tunica.
La musica che accompagna la danza con il bastone è scandita dal ritmo saidi, che però è molto diffuso anche nella musica araba moderna commerciale, la cosiddetta habibi music.
Nella forma musicale tipica per l’accompagnamento di questa danza, alle percussioni si accompagna il mizmarche spesso inizia con un’improvvisazione solista. Dopo il taqsim dello strumento a fiato entrano le percussioni, con un ritmo molto pesante e ben scandito, che si abbina perfettamente ai salti tipici di questa danza.

Ringraziamo ladanzaorientale.com per il contributo di testo e alcune immagini.

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Ricordiamo insieme Mahmoud Reda

La scomparsa di un’icona della danza mondiale ci ha molto colpito e lo vogliamo ricordare attraverso tre brevi video in cui possiamo ammirare la sua infinita arte…

Mahmoud Reda e Farida Fahmy

M. Reda e la sua troupe

In memoria di Mahmoud Reda

Mahmoud Reda

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera
Mahmoud Reda
Nato 18 marzo 1930

Morto 10 luglio 2020 (90 anni)
Occupazione Coreografo, ballerino
Ex gruppi Reda Troupe

Mahmoud Reda (in arabo : محمود رضا ; 18 marzo 1930 – 10 luglio 2020) era un ballerino e coreografo egiziano, noto per aver co-fondato la Reda Troupe e la ginnasta olimpica .

Primi anni di vita

Reda è nata al Cairo , in Egitto. Era l’ottavo di dieci figli e suo padre era il capo bibliotecario dell’Università del Cairo . Suo fratello maggiore Ali era un ballerino e attraverso la sua influenza (e quella dei film di Gene Kelly e Fred Astaire ), Mahmoud si interessò alla danza. In origine si è allenato come ginnasta, rappresentando l’Egitto alle Olimpiadi estive del 1952 a Helsinki. Ha frequentato l’Università del Cairo dove si è laureato in economia politica. Tuttavia, il suo interesse principale era la danza e si unì a una compagnia di danza argentina dopo essersi diplomato e in tournée in Europa. Mentre era in tournée a Parigi, decise di riavviare la sua compagnia di ballo in Egitto, ma a causa della mancanza di fondi dovette lavorare come contabile perRoyal Dutch Shell . Si è unito all’Heliolido Club al Cairo, dove ha incontrato la ballerina di baladi anglo-egiziana Farida Fahmy, che è diventata la sua compagna di ballo. Dopo che i due si esibirono in Unione Sovietica nel 1957, decisero di fondare una compagnia di danza popolare in Egitto con Ali Reda.

Quando i fratelli Reda e Fahmy fondarono la Reda Troupe sponsorizzata dallo stato nel 1959, consisteva solo di dodici ballerini e dodici musicisti. La coreografia di Reda combinava danze popolari egiziane tradizionali con stili occidentali come il balletto. Reda in seguito descrisse il suo stile:

quando li porti, i veri ballerini folkloristici, li mettono sul palco, sembrano strani, sembrano strani. I loro costumi, non sanno dove guardare, non sanno, e se fanno le loro cose, è molto monotono. Quindi ciò che chiamo la mia coreografia non è folcloristico. È ispirato al folcloristico. C’è come il 90% in più messo sulla danza.

A causa dei legami sociali di Fahmy e della sua famiglia, la professione di danza normalmente stigmatizzata è stata considerata accettabile dalla società del Cairo e sia uomini che donne hanno assistito alle esibizioni della compagnia.

Sebbene la Reda Troupe fosse ben nota nella società del Cairo, inizialmente non era in Egitto nel suo insieme. Ciò è cambiato nel 1961, tuttavia, quando Mahmoud Reda e Fahmy hanno recitato nel film Igazah nisf as-sinah insieme al resto della troupe. Diretto da Ali Reda, il film è stato responsabile della divulgazione della Reda Troupe tra i comuni egiziani. La squadra seguì questo successo con Gharam fi al-karnak nel 1967. Nel 1970, la compagnia apparve in un terzo film Harami El-Waraqa . Reda si dimise da ballerino principale della troupe nel 1972, ma continuò comunque a coreografare e dirigere spettacoli. A questo punto, la troupe era cresciuta fino a centocinquanta ballerini, musicisti e troupe teatrale. Sotto la direzione di Reda, la Reda Troupe fece il giro del mondo, esibendosi alla Carnegie Hall e in Cina. Hanno partecipato a cinque tournée internazionali durante il suo mandato, esibendosi per vari leader mondiali. Nel 1990, Reda si ritirò come direttore della Reda Troupe.

Vita successiva

Dopo il suo pensionamento, Reda ha continuato a tenere seminari di danza in Egitto e a livello internazionale. I suoi ex studenti includono Keti Sharif , Randa Kamel e Dina Talaat .

Vita privata

Reda sposò la sorella maggiore di Farida Fahmy, Nadeeda Fahmy, nel 1955. Ha lavorato come costumista per la Reda Troupe fino alla sua morte per malattie cardiache reumatiche nel 1960. La sua seconda moglie era una ballerina jugoslava, con la quale aveva una figlia, Shereen.

Muore il 10 luglio 2020, a 90 anni.

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Un’accessorio tipico della danza del ventre: le Ali di Iside

Le  Ali di Iside sono un’introduzione moderna nella danza del ventre e, come i fan veils, si possono considerare un’evoluzione del velo. Ali di Iside e fan veils, adesso molto diffusi, non sono originali del Medioriente ma sono stati impostati in tempi più recenti dall’Occidente.

Ma vediamo un po’ di storia anche se in questo caso si confonde con la mitologia e non è facile avere delle notizie certe sull’argomento.

Il loro nome è in onore dell’omonima dea, Iside o Aset  in lingua egiziana, dea della maternità e della fertilità, una figura molto influente nella mitologia egizia. Iside dalle braccia alate era figlia di Nut e del dio della piccola terra Geb e nacque nelle paludi del delta del Nilo. La Dea viveva con il  fratello Osiride, dio delle acque del Nilo e della vegetazione che spunta sulle rive del fiume dopo le sue inondazioni portatrici di fertilità. In età adulta i due si sposarono e unirono i loro poteri vivendo in armonia: le loro virtù donavano prosperità e rendevano il suolo d’Egitto ricco e molto fertile, garantendo cibo alla popolazione.

In origine  il nome della Dea era Au Set che significa regina eccellente, ma con la colonizzazione greca il nome fu alterato nella sua pronuncia fino a diventare Iside, un appellativo che verrà usato per molte generazioni e contribuì a diffondere il culto della Dea dall’Egitto fino alle rive del Reno. Iside era una divinità di origine celeste ed è associata alla regalità. Possiamo definire le ali di Iside ad una sorta di mantello costituite da una stoffa leggera. Indubbiamente sono l’accessorio che dona più ampiezza ai movimenti della danzatrice  e che permette di realizzare  coreografie di forte impatto scenico.  Le ali stesse vanno attaccate al collo e hanno due bastoni all’estremità  da tenere in ogni mano.

 

La loro forma segue i movimenti della ballerina donandole molta grazia. Sembra un accessorio semplice da usare ma non è così. Per usare questo strumento ci vuole tempo e dedizione per ottenere un buon risultato. Esistono tanti modelli di ali di Iside per la  danza del ventre ognuno con tanti colori e con stoffe differenti, alcuni degli ultimi modelli presenti sul mercato hanno addirittura delle luci a Led applicate sulla stoffa.

Si ringrazia Sara Semarah per il contributo di questo articolo nel blog http://danzadelventredea.blogspot.com/2013/04/accessori-danza-del-ventre-le-ali-di.html

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Scegli la qualità egiziana!

Per i tuoi prodotti da danza del ventre non cadere nel facile errore di acquistare cineserie ma scegli sempre la migliore qualità, possibilmente egiziana.
L’abbigliamento e gli accessori tipici del mondo arabo come cinture, gonne, ali di Iside, costumi, cimbali e veli infatti sono disponibili presso il nostro shop e sono di provenienza egiziana.

Nel nostro caso, questa provenienza, è anche garanzia di qualità perché il fornitore Mahmoud lavora con i migliori negozi e le migliori scuole di danza al mondo da oltre quarant’anni e nessuno meglio di noi conosce le esigenze delle ballerine. Inoltre, essendo venditori professionali e lavorando con insegnanti e allieve piuttosto che con turiste, ci teniamo che la qualità sia sempre al top, così le clienti ritornano!

Negli ultimi anni c’è stato un aumento delle copie cinesi di questi prodotti ma il risultato è quantomeno discutibile; in gran parte si tratta di prodotti semi industriali, fabbricati in grandi quantità per ridurre i costi e, per questo, tutti uguali e “senz’anima”. Inoltre la durata e la resa di questi articoli sono ben inferiori a quella degli originali.

Esistono però anche degli accessori comunemente utilizzati come i Fan Veils o le ali di Iside a Led che vengono prodotti in esclusivamente in Cina; la qualità è alta in questi casi. Anche top, pantaloni e completi semplici possono essere reperiti nel mercato cinese con buoni risultati ma è quasi impossibile farseli realizzare su misura. In altre parole bisogna accontentarsi di quello che c’è.

Invece, lavorando con la sartoria egiziana, si possono ordinare bellissimi capi  su misura di alta qualità, potendo scegliere il colore e la taglia.

Dopo 14 anni di attività come rivenditori e circa 20 di insegnamento possiamo vantare una notevole esperienza nel settore. Affidati a noi per i tuoi costumi il prossimo anno, quando ripartiranno i corsi, e cercheremo di accontentarti lavorando con serietà e dedizione!

Lo staff – Andrea e Caty

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Buona Ripartenza!

Questo mese riprendono le lezioni di danza, anche se con molte limitazioni.

Dopo un lungo lockdown è una bellissima notizia e auguriamo a tutte le ballerine di poter tornare presto a danzare in compagnia ed esibirsi in pubblico!

Noi siamo pronti a ricevere i vostri ordini on line oppure in negozio, con tutte le misure di sicurezza necessarie.

Utilizza il codice ripartiamo10 per avere subito uno sconto del 10% sugli articoli non in offerta!

Buona cauta ripartenza a tutte!

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Riapertura Show Room

Buongiorno care ballerine,
da Lunedì 18 Maggio riprendono gli appuntamenti in negozio. Stiamo sanificando il locale per accoglievi al meglio.
Troverete gel disinfettante e guanti monouso in lattice per scegliere e provare gli articoli.
Apriremo come prima, solo su appuntamento. L’ingresso sarà consentito ad una cliente per volta munita di mascherina.
Vi invitiamo quindi a contattarci per effettuare una visita presso il nostro Show Room.

Le vendite online proseguono regolarmente.

Vi auguriamo una buona ripresa di danza, appena sarà possibile!
Teniamoci pronti.
#unitisivince

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Gli ordini online proseguono regolarmente!

Buongiorno care ballerine,

speriamo che con la fase 2 la ripresa sia davvero più vicina e che tutti noi possiamo dedicarci nuovamente, con rinnovata energia, alle attività che più amiamo!

Gli appuntamenti presso lo Show Room di Borgaro Torinese sono sospesi fino al 18 Maggio ma durante questo periodo è comunque possibile continuare ad acquistare qualsiasi prodotto online.

Adesso che abbiamo tutti più tempo approfittatene per sfogliare con calma il catalogo e farci tutte le domande che preferisci!

I tempi di consegna potrebbero essere leggermente più lunghi del solito e i corrieri sono tenuti a rispettare tutte le normative di sicurezza per prevenire il rischio di contagio nel consegnare e prelevare i pacchi.

Buona navigazione e…ricordiamoci che siamo un grande paese ma che solo restando uniti e seguendo le indicazioni del governo vinceremo questa battaglia!

#unitisivince

#iorestoacasa

#responsabilità